Winter on Fire, ieri a Bari il candidato all’Oscar



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Winter on Fire ieri a Bari: il dipartimento di Scienze Politiche ha ospitato il documentario candidato agli Oscar 2016 nella categoria Best Documentary

Proiettato ieri a Bari nell’aula Starace, presso il dipartimento di Scienze Politiche, Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom, documentario del 2015 diretto da Evgeny Afineevsky. La pellicola,  candidata agli Oscar 2016 nella categoria Best Documentary Feature, ripropone i giorni delle manifestazioni studentesche che hanno avuto luogo a Kiev in Piazza Maidan per tre mesi tra il 2013 ed il 2014. All’incontro sono intervenuti  Deborah Guido-O’Grady, Console per gli Affari Pubblici del Consolato USA per il Sud Italia, Sergiy Kozachevskyi, Console Generale dell’Ucraina per il Sud Italia, e lo stesso regista Evgeny Afineevsky, trattenutosi anche dopo la proiezione per rispondere alle domande dei tantissimi studenti ed esterni accorsi. Il ruolo delle piazze nelle geopolitica moderna, il risultato del referendum olandese che vede il popolo dei tulipani opporsi all’accordo Ucraina- Unione Europea ed i futuri progetti del regista, sono solo alcuni degli interessati temi affrontati dallo stesso Afineevsky in una lunga intervista rilasciata in esclusiva sulle colonne di Bari.Zon12919658_785509744916427_6988046728278270750_n

Cosa l’ha portata a scegliere una tematica come quella di Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom?
È stata una scelta spontanea. Un mio vecchio amico mi ha chiamato e io sono partito: credevo che sarei stato fuori per due settimane, alla fine sono stati sei mesi. È stata una cosa spontanea ed insolita. E poi c’è una differenza rispetto al 2004 (Rivoluzione arancione, ndr), momento in cui il contesto era totalmente politico: questa volta mi sono trovato davanti a movimenti spontanei a cui ho risposto spontaneamente.

Come pensa che reagirà il popolo ucraino al recente referendum olandese in cui si chiede al popolo se è d’accordo con l’accordo tra ue ed Ucraina?
È stata una doccia fredda per la gente, mentre credo che per il governo sia suonato come una sveglia piuttosto efficace:  questo risultato deve far capire loro la necessità di cambiare qualcosa nella società e che forse è arrivato il momento di fare qualche riforma, bisogna trasmettere un senso di pulizia rispetto a tutto quello che è successo nel passato. Per le persone di Maidan è stato uno shock , per tutta quella gente che ha messo a repentaglio la propria vita, perdendo in alcuni casi familiari e amici. Per loro la risposta al referendum olandese deve essere stata devastante.  Il governo, ripeto, deve aver capito il messaggio, questo risultato suona come una chiamata all’azione, ci sono da fare troppi cambiamenti.


Qual’è il ruolo delle piazze nella geopolitica? Kiev come Atene, le rivoluzioni del popolo graco negli ultimi anni sono partite da piazza Syntagma. Cuore della città.

Le piazze sono sempre una fonte di ispirazione. La gente si incontra nell’agorà, è da lì che partono le rivoluzioni. Quello che ho visto in Ucraina forse è stato qualcosa di unico fino ad ora, però certamente negli ultimi anni è stato evidente come le grandi manifestazioni siano partite dalle piazze: Syntagma, per quanto riguarda la Grecia, e Tharir, in Egitto, hanno rappresentato il luogo delle proteste di quei popoli. Ricordo quando fu girato il documentario The Square, una pellicola incentrata su un gruppo di attivisti egiziani che combattono tiranni e regimi dal 2011, anno della fine della dittatura trentennale di Mubarak, fino al golpe militare che ha rimosso dal suo incarico il presidente della “Fratellanza Musulmana” nell’estate del 2013. Il film inizialmente si doveva chiamare ‘Piazza Tharir’, 11811355_10207664506596909_3732944542792998264_nconsiderato dove si sarebbe svolto l’intera proiezione. Il responsabile marketing di Netflix però si oppose, spingendo affinché il film si chiamasse ‘The square‘: in questo modo si sarebbe riuscito a dare un respiro universale al film facendo sentire protagonista non solo il popolo egiziano ma tutte le popolazioni del mondo che avevano lottato contro i propri governi per la tutela dei propri diritti.

Ci sono nuovi progetti in cantiere dopo Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom?
Ho due progetti in particolare, entrambi attraverso gli occhi dei bambini. Mi occuperò della regia di un film e poi ho cominciato le riprese per fotografare e spiegare al modo la storia dei siriani. Con i miei film cerco un po’ di apportare dei cambiamenti nel mondo, mutamenti mentali e cambiamenti nel cuore. Credo che con i giusti film si possano dare i giusti messaggi.

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