Caso Tavecchio: il vero scandalo è che sia ancora lì

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Tavecchio: le ultime dichiarazioni su ebrei e omosessuali hanno riportato il Presidente della FIGC nell’occhio del ciclone; richiesto l’intervento del CONI

Ci risiamo. Carlo Tavecchio ci è “cascato” di nuovo. Dopo le dichiarazioni su Optì Pobà e le banane del luglio 2014, alla vigilia della sua elezione a Presidente della Federcalcio, dopo la “gaffe” del suo numero 2 Belloli, che non voleva più sovvenzionare il calcio femminile con i fondi della FIGC perché “basta a dare soldi a quelle quattro lesbiche!”, adesso nel mirino dell’invettiva del Presidente del massimo organismo del calcio italiano sono finiti ebrei ed omosessuali.

L’audio pubblicato in esclusiva dal Corriere della Sera riporta il contenuto di un’intervista datata giugno 2015 rilasciata da Tavecchio al magazine soccerlife.it, in cui il Presidente della FIGC si scaglia contro “quell’ebreaccio di Anticoli, “reo” di aver acquistato la sede della Lega Dilettanti, e contro gli omosessuali, che “farebbero meglio a starmi lontano”. Il tutto condito con la patetica frase di circostanza “io non ho niente contro…” il malcapitato di turno, che però è stato puntualmente insultato da Tavecchio, che come detto non è nuovo a uscite del genere. Per dovere di cronaca, bisogna aggiungere che le dichiarazioni di Tavecchio sono state in qualche modo “indotte” dall’intervistatore, motivo per cui il diretto interessato ha parlato di “ricatto nei miei confronti”: sentendo attentamente la registrazione, si nota come l’interlocutore di Tavecchio faccia di tutto per strappargli qualche frase inopportuna, tirando fuori anche improbabili citazioni di Umberto Eco. E lui ci è cascato con tutte le scarpe, dimostrando ancora una volta come sia diventato un “bersaglio facile” e rendendo ancor più manifesta la sua inadeguatezza a rappresentare l’Italia in un contesto assolutamente main stream come il calcio mondiale. Tavecchio

Da più parti si è levato il grido di sdegno contro il Presidente della FIGC, e in molti hanno richiesto un intervento di Giovanni Malagò, numero 1 del CONI, affinché la poltrona della Federcalcio venga commissariata. Eventualità da scartare a priori: una figura come quella di Tavecchio, debole e facilmente manipolabile, fa comodo a troppi potenti del calcio cui è vietato esporsi in prima persona. Di certo c’è che, ad un anno dalla nuova elezione, l’immagine dell’attuale Presidente è ormai bruciata, e se in questo sport sempre più alla mercé di poteri occulti è rimasto un briciolo di dignità, allora risulta improbabile una sua rielezione. Eppure un anno è un tempo lunghissimo, in cui tante cose possono cambiare, e non tutte in meglio…

Il vero scandalo generato dall’ennesimo caso-Tavecchio non è, però, Tavecchio in sé. D’altra parte, prendersela con un personaggio di tale risma, schiavo dei suoi pregiudizi e al soldo degli umbratili personaggi che circondano la vita pallonara del nostro Paese, è come sparare sulla Croce Rossa. L’indignazione dovrebbe nascere dal fatto che nemmeno l’ennesima dichiarazione di una gravità inaudita del Presidente della FIGC abbia fatto riflettere sull’opportunità di far rappresentare l’Italia nel mondo ad un personaggio del genere.

E non si parla solo di calcio, o almeno non in senso stretto. Lo sport nazionale, che coinvolge milioni d’italiani, come qualsiasi fenomeno di massa è il biglietto da visita di un intero Paese, all’estero ma non solo. Sollevare Tavecchio da un incarico per cui a più riprese in un solo anno di mandato si è dimostrato inadatto sarebbe un gesto di dignità, per il calcio ma soprattutto per la società civile italiana, che spesso si ferma a ipocriti moralismi di facciata e poi si dimentica di quanto accaduto, almeno fino a quando l’”incidente” non si ripropone a dare adito a nuove levate di scudi. Ma si sa: più grande è l’illusione, più grande è la delusione per l’illusione disattesa. Quando tutto il polverone si sarà dissolto, scopriremo che tutto è rimasto uguale, e che il Paese Italia avrà perso un’altra occasione per fare la cosa giusta.