Scontro treni, sette nuovi indagati. C’è anche il proprietario di Ferrotramviaria



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Nuovi sviluppi nell’indagine sullo scontro tra treni del 12 luglio: salgono a 14 gli indagati. La Procura di Trani punta il dito sul “blocco telefonico”

Una svolta nell’inchiesta sullo scontro fra i due treni della Ferrotramviaria che lo scorso 12 luglio causò 23 morti e oltre 50 feriti sulla tratta ferroviaria Andria-Corato. Nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Trani, infatti, compaioni sette nuovi nomi, che si vanno ad aggiungere ai sette già inquisiti, per un totale di 14 persone al momento ritenute corresponsabili di uno dei disastri ferroviari più atroci che l’Italia ricordi.

A notificare i sette nuovi avvisi di garanzia il procuratore di Trani, Francesco Giannella, che ha disposto gli interrogatori per i nuovi indagati, tutti appartenenti all’organigramma societario di Ferrotramviaria. Una svolta che si attendeva da un po’ per mettere a confronto le versioni delle persone coinvolte e confrontarle con i dati provenienti dalle scatole nere e dagli altri dispositivi sequestrati, quali computer e telefoni cellulari, al vaglio degli inquirenti dallo scorso 21 novembre.

A tutti i sette nuovi indagati viene contestata l’ipotesi di reato di “rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro“. Uno dei nuovi sarà ascoltato immediatamente dal procuratore: per l’accusa, i sette sono rei di non aver adottato le dovute cautele per evitare lo scontro, aumentando il livello di sicurezza dei servizi ferroviari erogati dall’azienda, a vantaggio tanto dei lavoratori quanto dei pendolari.

Nel dettaglio, i magistrati che indagano sulla strage ritengono che si sia trattato a tutti gli effetti di un incidente sul lavoro, e pertanto ipotizzano che siano state violate delle essenziali norme di sicurezza sul lavoro, specialmente in ambito di trasporto ferroviario. Sotto la lente d’ingrandimento del pool di inquirenti, infatti, è finito il cosiddetto “blocco telefonico”, lo strumento usato dai capistazione per disciplinare partenze e fermate dei treni in presenza di binari unici. Secondo i magistrati, tale sistema era obsoleto e non sicuro, tanto ormai da non essere neppure più considerato un valido sistema di sicurezza.

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