Il ritorno del figliol prodigo. Il nuovo Bari rinasce dai vecchi amori



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Floro Flores e Galano regalano al Bari il 2-1 sul Vicenza: in città è già scoppiato l’amore. Ma occhio ai soliti errori

Il nuovo Bari post rivoluzione di gennaio inizia col botto: 2-1 al Vicenza firmato da Floro Flores e dal figliol prodigo Galano con due reti di fattura pregevolissima. 

Inutile dire che in città l’amore per i nuovi-vecchi beniamini ha già raggiunto livelli da commedia romantica. Al super goal di Galano, che ha dato tre punti preziosissimi al Bari quando le cose sembravano già essersi irrimediabilmente compromesse, hanno fatto da corredo applausi e stracciamenti di vesti che per il “Robben della Capitanata” non si sprecavano da molto prima della sua dipartita alla volta di quella stessa Vicenza mandata ko alla prima uscita da ex.

Fin qui, dunque, tutto alla perfezione: il nuovo Bari che Colantuono sta pian piano forgiando sulle ceneri di un girone d’andata non indimenticabile alla prima apparizione dopo il rompete le righe del mercato invernale ha già destato sensazioni più che positive.

Nelle azioni dei due goal è racchiuso il senso intrinseco del Bari che sta nascendo, in attesa almeno che calciatori dalle qualità di Greco e Salzano entrino nella giusta condizione. Il goal del vantaggio di Floro Flores è da manuale del cinismo applicato al football: palla recuperata alta da Basha, servizio in verticale per Furlan (che, assist a parte, resta ancora un corpo estraneo), cross per la prima punta e il goal spettacolare è servito sul piatto d’argento. Un’idea di gioco semplice e diretta, e che proprio dalla sua semplicità trae le alchimie giuste per far rendere al meglio un Bari mai così forte sulla carta dai tempi di Barreto e Almiron. 

Se a queste essenziali basi di gioco Colantuono riuscirà ad aggiungere le spruzzate di grande talento a disposizione della rosa, allora il cocktail rischia di essere veramente esplosivo. Nella mezzoretta scarsa che Colantuono ha concesso al vecchio amore Galano, il folletto del Tavoliere ha regalato lampi di talento assoluto, come se i due anni lontano dal “suo” San Nicola fossero già un ricordo sbiadito. L’intesa “killer” di difese avversarie con Brienza sembra già a regime (difficile non sentire l’esigente pubblico barese sfregarsi le mani) e la partnership consolidata negli anni in Veneto con Raicevic promette già scintille: il goal del definitivo 2-1 confezionato dai due ex è un piccolo gioiello da ammirare con il rewind (e su Galano c’era anche un rigore solare che reclama vendetta). 

Occhio, però, a pensare che sia tutto bello, perfetto e pronto all’uso: il nuovo Bari ha ancora irti tapponi pirenaici da scalare, e il percorso non sarà più semplice se i biancorossi continueranno a complicarsi la vita da soli. Il problema numero uno resta una difesa che non lascia più di tanto tranquilli, ma il vizio di forma non sta a valle, bensì nasconde radici più profonde. Il Bari visto ieri al San Nicola, seppur con lunghe pause, è apparso squadra di altro lignaggio rispetto al modesto Vicenza di Bisoli. Una trappola, però, si nasconde in queste partite “facili”, ovvero l’irresistibile tendenza del Bari a rilassarsi e, quindi, a rimettere in gioco partite solo da chiudere e da condurre in porto.

Il Vicenza, di fatto, è arrivato solo due volte in porta, una sullo 0-0 (Micai santo subito!) e l’altra sull’1-0, con il conseguente goal di Ebagua che per cinque, disperati, minuti ha fatto credere che altri due punti fondamentali fossero stati gettati dalla finestra. Fortuna ha voluto che il vecchio amore avesse la meglio, ma resta il fatto che il Bari non può più concedersi errori di leggerezza se davvero vuole compiere una scalata che, al momento, vede la squadra di Colantuono ancora fuori dalla zona playoff (anche se di un solo punto).

Un monito che va considerato con la dovuta attenzione: a Colantuono il compito di psicologia ancorché di tattica. Questo Bari tra non molto potrà viaggiare da solo con il pallone tra i piedi, ma onde evitare di perdere altro terreno occorrerà mantenere la soglia della concentrazione sempre al massimo per 90′ e più. Un piccolo sforzo che, tutto sommato, richiede molto meno impegno che giocare finalmente bene a calcio.

 

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