Omicidio Petrone, arrestati i responsabili

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In manette due uomini appartenenti al clan “Telegrafo” del quartier San Paolo per l’omicidio di Giuseppe Petrone, nel 2012. Movente passionale

Siamo finalmente alla svolta nelle indagini sull’omicidio di Giuseppe Petrone, ucciso il 25 gennaio 2012 a colpi di pistola a Bari.

Ieri mattina, infatti, la Questura di Bari ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del trentaduenne Gaetano Capodiferro e del trentatreenne Nicola Valenti, entrambi appartenenti al clan  “Telegrafo – Montani” operativo nel quartiere San Paolo di Bari. I due sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dell’omicidio di Giuseppe Petrone e di porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

L’omicidio risale a quattro anni fa: la sera del 25 gennaio 2012 Petrone, mentre percorreva a piedi le strade del quartiere San Paolo, fu raggiunto alle spalle da tre colpi d’arma da fuoco. L’autore della sparatoria si dileguò immediatamente dopo l’esplosione dei colpi mortali.

Le indagini condotte dal personale della Squadra Mobile, coadiuvate dalle unità tecniche, e in seguito alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, sono state sin da subito indirizzate verso un movente passionale sullo sfondo dell’omicidio. Tuttavia, i protagonisti (vittima, autori e persone informate sui fatti) di questo fatto di sangue si sono confermati vicini alla criminalità organizzata barese. Si tratta di gente abituata a risolvere le contese facendo ricorso alla giustizia privata e ai metodi da far west, sebbene in questo caso a spingere la follia omicida non siano stati regolamenti di conti strettamente mafiosi.

Petrone, infatti, era già noto alla Polizia per il reato di associazione mafiosa, e nel 1997 era stato tra i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare che aveva colpito i vertici dei clan “Telegrafo” e  “Montani”.

Le indagini, complicate in questi anni dall’omertà dei soggetti coinvolti, hanno consentito di individuare nei destinatari del provvedimento cautelare il mandante e l’esecutore materiale dell’omicidio; il movente è stato individuato nelle avances che la vittima avrebbe fatto alla compagna di Capodiferro, elemento di vertice del clan “Montani”, all’epoca dei fatti detenuto.