Il duro monito del vescovo di Andria a un mese dal disastro ferroviario

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Si è svolta ieri la messa commemorativa per le 23 vittime del disastro ferroviario dello scorso 12 luglio. Duro il monito del vescovo, Mons. Luigi Mansi

Nella gremitissima chiesa dalla Beata Vergine Immacolata di  Andria, ieri, 16 agosto, i padri salesiani , parroci diocesani e il vescovo Mons. Luigi Mansi  hanno presieduto la celebrazione a suffragio delle 23 vittime della sciagura ferroviaria dello scorso 12 luglio.

“Una ferita ancora aperta, una tragedia che si sarebbe evitata, se tutti avessero fatto il loro dovere“: queste le dure parole del vescovo, che già un mese fa all’indomani della strage, in luogo dei funerali solenni, denunciò le responsabilità, le mancanze, i gravi errori politici e amministrativi, parlando di un Sud troppo spesso ridotto a periferia d’Italia.

Ieri sera, nelle parole dell’omelia, don Luigi Mansi è ritornato proprio su quelle responsabilità, su quella superficialità, su quella catena di automatismi che hanno causato questa sciagura. Parafrasando le parole del  profeta Ezechiele (“vi rendete conto che non siete dei e che non dovete giocare con le vostre mire di grandezza con la vita delle persone?”) ha ammonito duramente coloro che “sentendosi dei” hanno tralasciato il loro dovere e , appunto, giocato con la vita delle persone, hanno causato un disastro che mai sarebbe dovuto accadere.

Se tutti , ad ogni livello , avessero fatto il loro dovere, il 12 luglio sarebbe stato per noi andriesi un giorno come un altro.

Auspicando che mai tragedie simili possano ripetersi, e confidando nel corso della giustizia e del procedere delle indagini, il Vescovo ha infine concluso con parole di consolazione,nel tentativo di lenire un dolore che è per tutti  inconsolabile. “ Viviamo insieme un momento di fede e di affidamento al Signore. Passato un mese da quei terribili giorni, ancora passano come un film nella memoria visiva del nostro cuore tanti momenti vissuti. Le ferite sono ancora aperte e sanguinano dolorosamente. Il Signore parla al nostro cuore per dirci quali sono i valori veramente importanti della nostra vita e per darci la certezza che ora, paradossalmente, i nostri cari sono al sicuro.”

E’ stato infine letta, poco prima della benedizione finale,voluta dai famigliari di una delle vittime “In viaggio verso il Paradiso”, una lunga poesia di Madre Teresa di Calcutta, che parla di morte, dolore, ma anche di speranza. Nella consolazione cristiana, tra le parole della suora ci sono queste, cariche di speranza: “Ieri non è più, domani non è ancora. Non abbiamo che il giorno d’oggi. Cominciamo.”