Il Bari ci ricasca. A Novara un’altra sconfitta senza appello



0
Bari

Una prodezza di Faragó regala al Novara l’1-0 sul Bari. Altro passo indietro dei biancorossi, autori di un “primo tempo vergognoso

Più come un ha gambero che come un galletto, il Bari ad ogni passo avanti ne fa tre indietro. Tre, come i punti lasciati sul campo del Piola di Novara, dove alla squadra piemontese basta un bel goal di Faragó per portare a casa l’1-0 finale e scavalcare proprio il Bari in classifica.

Della partita infrasettimanale Stellone potrà salvare poco e niente. Soprattutto nel primo tempo, giustamente definito “vergognoso” dal mister a fine gara, il Bari ha fatto vedere i fantasmi della passata stagione. Un’intera frazione di gioco regalata all’avversario, senza nemmeno provare a far vedere qualcosa di almeno decente in avanti.

Sul banco degli imputati finisce ancora una volta il turn over operato dal tecnico barese, che praticamente stravolge la formazione che aveva messo in cassaforte la vittoria illusione contro il Trapani sabato scorso. Complici le condizioni precarie di Maniero e Di Cesare e la carta d’identità ingiallita di Valiani, Stellone optata per gli ingressi di Basha (inguardabile) a centrocampo al fianco di Romizi, di Tonucci in difesa con Moras e soprattutto di De Luca insieme a Monachello davanti.

Già, De Luca… La Zanzara è la fotografia impietosa del momento che vive il Bari, fatto di tanti vorrei ma non posso. Tanto fumo, ma all’apertura del forno scopri che l’arrosto è completamente bruciato. Ne risente anche Monachello, lontano parente del folletto che solo tre giorni fa aveva fatto sanguinare il Trapani.

Il Novara, dalla sua, non ha fatto altro che ringraziare per il trattamento di favore ricevuto dal troppo morbido avversario. Pur senza far niente di ché, la squadra piemontese, ottimamente schierata da Boscaglia, ha messo alle corde quel che rimaneva di un Bari pigro e sonnacchioso, trovando il vantaggio allo scadere del primo tempo con Faragó (imprendibile alle spalle delle punte nel 4-3-1-2 di partenza), abile a girare di tacco un pallone vagante in area su azione d’angolo.

Vantaggio, peraltro, ampiamente legittimato dal gioco a centrocampo, dove Viola riesce a dare quelle geometrie è quel fosforo che, ahi noi, da anni manca in casa Bari. Prima del goal, solo un attento Micai era riuscito a salvare il Bari su Sansone e Viola (apre le danze un tiro fuori di Dickmann).

Nella ripresa, con gli ingressi di Maniero e Doumbia (fuori Monachello e Daprelà) la musica cambia, ma non il risultato: il Bari spinge, trainato più dalla disperazione che dalle idee, e produce anche un’occasione clamorosa con Ivan, che colpisce il palo dopo un’azione alla Robben, prima del tap-in sparato in curva dall’evanescente Furlan.

Resta, comunque, troppo poco. La sconfitta di Novara rappresenta un triplo carpiato indietro rispetto al placebo che il Bari aveva somministrato ai suoi tifosi sabato contro il piccolo Trapani. All’indomani di quella vittoria avevamo parlato di rincorsa iniziata. Una valutazione certamente affrettata, frutto anche dell’entusiasmo del momento. Il problema, nostro e di chi vuol bene al Bari, è la fatica a rassegnarsi all’idea che la vera squadra di Stellone sia questa.

A leggere la rosa e la classifica attuale del Bari monta uno sconcerto che difficilmente può essere placato dalle considerazioni sul turn over: oggi hanno giocato tutti elementi “di categoria”, come dicono quelli bravi, che nulla hanno da invidiare ai colleghi di squadre che si trovano più in alto in graduatoria.

La cosa positiva è che la classifica è ancora cortissima, e fortunatamente dopo appena 11 giornate è ancora troppo presto per dire che tutto è perduto. Però ci vuole una scossa, un filotto di risultati, perché sprecare un’altra stagione senza nemmeno provarci è qualcosa che nessuno è più disposto ad accettare.

Leggi anche