Enfiteusi, l’istituto torna alla ribalta in Puglia



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Dopo 70 anni viene richiesto il pagamento del canone di un vecchio contratto di enfiteusi, dal brindisino la questione approda a Roma.

 Da qualche tempo ad alcuni piccoli proprietari terrieri del brindisino (per lo più braccianti e contadini) è stato richiesto, da parte di alcuni eredi di un vecchio concedente, il pagamento del canone relativo a risalenti contratti di enfiteusi, di cui spesso neppure si trova traccia e che comunque risalgono ad almeno 70 anni.

L’enfiteusi, per capirci, è un diritto reale di godimento su un fondo di proprietà altrui secondo il quale il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno sul fondo stesso ma, per contro, deve migliorare il fondo e pagare, inoltre, al proprietario (concedente) un canone annuo in denaro o in derrate a fronte della concessione perpetua ricevuta. Una concessione da cui è possibile affrancarsi per decisione unilaterale dell’enfiteuta ma che può estinguersi se quest’ultimo non adempie all’obbligo di migliorare il fondo o se non paga due annualità di canone.

Proprio in merito alla determinazione del canone periodico, oltre alle più recenti (2011) posizioni dell’Agenzia del territorio,  è intervenuta anche la Corte Costituzionale (sent. n. 406/1988) per la necessità di rapportare i canoni ed il capitale di affrancazione “alla effettiva realtà economica”.  Tuttavia se da un lato l’enfiteusi prevede che il canone sia calcolato sulla rendita iniziale, dall’altro l’ingiunzione di pagamento del canone degli ultimi 5 anni (dato che le annualità precedenti sono prescritte) ottenuto dagli eredi del concedente riguarda una somma che tiene conto (non soltanto della rendita iniziale, ma) anche delle migliorie apportate dal contadino-enfiteuta.

Comitato No-Enfiteusi
Comitato No-Enfiteusi

Da qui la nascita del Comitato “No-Enfiteusi” che è riuscito a far approvare da diversi Comuni del territorio brindisino una mozione da testo seguente:  “I Cittadini chiedono che il Consiglio Comunale si faccia parte attiva – insieme con i Consigli Comunali dei Paesi limitrofi interessati – presso i competenti organi democratico-rappresentativi e in particolare presso il Parlamento e il Presidente della Repubblica, per una soluzione legislativa al problema, poiché appare sommamente ingiusto che sia possibile ancora oggi chiedere i Canoni sui miglioramenti, a distanza di così tanto tempo, da considerare l’enfiteusi stesso un diritto non più effettivo”.

Distribuzione delle terre confiscate in enfiteusi, documento del 1849
Distribuzione delle terre confiscate in enfiteusi, documento del 1849

 In effetti quello dell’enfiteusi è sostanzialmente un retaggio dell’antica Roma, un diritto fortemente praticato nel medioevo, inserito all’interno del Codice Civile del 1942 con gli articoli 957-977 che miravano ad introdurre una disciplina concepita al fine di incentivare la produttività delle terre grazie all’attività degli agricoltori, ma ormai quasi completamente in disuso.

Grazie ad una interrogazione parlamentare del deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) la questione giunge all’attenzione del Governo Renzi.

«Abbiamo cercato di dare voce ai tanti agricoltori che si sono visti, all’improvviso, l’obbligo di pagare quest’ulteriore onere presentando una interrogazione parlamentare ai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina, della Giustizia Andrea Orlando e dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan spiega il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla CameraIl Governo dovrà spiegarci cosa intende fare e con quali modalità intenda intervenire riguardo una norma che, caso dopo caso, dimostra tutta la sua vetustà ed il suo anacronismo di applicazione, sia per quanto concerne i soggetti del rapporto enfiteutico sia per la tipologia di terreno e che ha determinato ad oggi una situazione che riviviamo in Puglia».

Gianluca Bozzetti
Gianluca Bozzetti

 «Parlando di enfiteusi continua il consigliere regionale Gianluca Bozzetti (M5S) sembra di essere ripiombati nel Medioevo: eppure si tratta di un argomento che è diventato attuale e dilagante e su cui il Governo deve dare risposte concrete. Ad oggi, sul territorio pugliese, ho partecipato con interesse a diversi incontri con parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni ma senza che se ne siano visti i risultati. Solo con la collaborazione con il portavoce Giuseppe L’Abbate e con l’aiuto degli Attivisti di Latianoconclude Bozzetti si è potuta depositare una interrogazione che porta finalmente la questione sui tavoli ministeriali».

 «Siamo soddisfatti che la battaglia del ‘Comitato No Enfiteusi’ e del suo portavoce Tonino Chirico approdi finalmente a Montecitorio – commenta Giovanni Guarini del meetup locale Latiano 5 StelleNon appena siamo venuti a conoscenza del caso enfiteusi abbiamo intrapreso un approfondito studio della questione e avviato un importante processo di sensibilizzazione ed informazione della popolazione. Attendiamo ora la risposta del Governo». 

 

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