“Generare culture nonviolente”, una lotta alle discriminazioni

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Il logo della manifestazione "Generare culture nonviolente"

“Generare culture nonviolente”: la terza edizione della manifestazione impegnata nella lotta contro violenza e discriminazioni di ogni genere

La manifestazione contro le discriminazioni “Generare culture nonviolente“, promossa dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari insieme all’ufficio del Garante regionale dei diritti dei minori, il Consiglio regionale della Puglia e la rete cittadina di organizzazioni, associazioni e realtà del volontariato laico e cattolico impegnate ogni giorno a combattere discriminazione e violenza in tutte le loro forme, è giunta alla sua terza edizione.

Il programma presentato oggi prevede quasi 100 eventi gratuiti che si terranno durante tutto il mese di novembre nel territorio barese, coinvolgendo più di 2000 persone, consistenti in laboratori formativi, incontri a tema, letture, proiezioni cinematografiche, dibattiti, seminari, mostre ed eventi. Il 25 novembre in occasione della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” sarà organizzata una grande festa di piazza alla quale tutti possono, anzi, dovrebbero partecipare. Saranno coinvolti nel progetto tutti i municipi cittadini e la programmazione si terrà nelle sedi delle organizzazioni coinvolte, nelle strutture del welfare cittadino e nelle piazze della città.

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Il logo della manifestazione “Generare culture nonviolente”

L’iniziativa ha tra le sue finalità principali quella della sensibilizzazione dei cittadini, con particolare riguardo verso le nuove generazioni, alla condivisione di una cultura nonviolenta e rispettosa delle donne e delle differenze, concentrandosi principalmente su tematiche come cultura ed educazione di genere, omofobia e infine sul contrasto ad ogni forma di violenza e di discriminazione.

Come si è ribadito spesso, è dall’educazione che dovrà partire la sensibilizzazione, già avviata da tempo e in modo costante, dalle associazioni e organizzazioni che quotidianamente si impegnano nella lotta contro la discriminazione, in particolar modo di genere, proprio perché è a causa di un’educazione negativa che il problema si origina.

La progettualità dell’iniziativa, che si colloca all’interno di una molto più ampia progettualità di tipo culturale, consiste nel denunciare, sensibilizzare e promuovere nuovi modelli educativi, svincolati da dannosi stereotipi e volti alla valorizzazione delle differenze, piuttosto che alla loro condanna.

A tal proposito, l’assessora al Welfare Francesca Bottalico ha dichiarato: “Mai come in questo momento è necessario lavorare affinché si affermi una base interculturale che non lasci più spazio alle discriminazioni di genere ma diventi terreno comune per garantire sistemi di tutela per qualunque persona, sia essa uomo o donna, cristiana o musulmana, bianca o nera. Siamo tutti responsabili quando restiamo in silenzio di fronte al clima di violenza e intolleranza che attraversa le nostre città assumendo le forme più drammatiche quando colpisce le donne, i minori e i soggetti più fragili. Insieme dobbiamo ripensare i modelli educativi, il sistema normativo e le procedure di tutela e presa in carico delle vittime di violenza. C’è bisogno di coraggio: coraggio per chi denuncia, per chi sostiene, per chi ascolta, ma anche per chi governa”. Parole forti, ma che ci chiamano tutti come responsabili, anche se indirettamente, di discriminazioni di ogni genere alle quali assistiamo restando sordi alle richieste di aiuto delle vittime.

Questa azione si è concretizzata, a Bari, rafforzando le azioni di tutela, ascolto e reinserimento, prevedendo borse lavoro per le vittime di violenza, potenziando la formazione degli operatori socio-sanitari, rafforzando gli spazi di ascolto e mutuo aiuto tra donne, coppie e minori e aumentando eventi e occasioni per parlare di violenza e discriminazione. In questo ampio e nobile progetto, un compito importantissimo spetta alle scuole in quanto, come affermato dalla garante regionale Rosy Paparella: “Se c’è qualcosa che i ricercatori continuano a sottolineare da tempo è il deficit che ancora esiste nelle azioni di formazione e prevenzione rivolte ai più piccoli, gap che tutti insieme vogliamo riuscire a colmare”.