Disastro Ferroviario: “Forza mia amata città…rialzati!”

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Esattamente un mese fa il disastro ferroviario sulla linea Andria-Corato che causò la morte di ventitré persone. Ecco qual è il punto della situazione

ANDRIA – Esattamente un mese fa, alle undici circa, le vite di ventitrè viaggiatori venivano violentemente spezzate dal disastro ferroviario della Bari Nord, trascinando  Andria e Corato in una delle più grandi tragedie che le due città si siano trovate ad affrontare e gettando nel dolore familiari, amici, parenti e la cittadinanza tutta.

A distanza di un mese, poco è cambiato, specialmente nelle indagini. Dopo il ritiro del pm Merra, a seguito della pubblicazione di foto risalenti a tre anni fa con il legale della difesa del capostazione di Andria, Vito Piccarreta, le indagini vanno avanti. Proprio oggi il pm Giannella ha affermato che le indagini sul disastro ferroviario saranno lunghe e minuziose, nulla sarà lasciato al caso, e si indaga sopratutto su altre occasioni in cui la tragedia sarebbe stata sfiorata.

Già all’indomani del disastro, i pm avevano affermato che pur essendoci un’innegabile causa umana, legata all’errore dei due capistazione di Andria e Corato, la ricerca della responsabilità si sarebbe allargata ai vertici della società. Naturali sono gli interrogativi che sorgono nei pendolari, naturale è chiedersi come mai il doppio binario fosse ancora, dopo anni e fondi pubblici, a metà dell’opera, naturale è chiedersi perché le ferrovie Bari-Nord fossero in ampliamento e in opera di modernizzazione, eppure non era stato risolto uno dei problemi che oggi sappiamo essere grave e di priorità: il blocco automatico su metà tratta, un sistema automatizzato che da Barletta a Ruvo avrebbe dovuto sostituire quello obsoleto e ormai fin troppo pericoloso ( per una ferrovia che gestiva migliaia di passeggeri al giorno, per oltre 150 viaggi) del blocco telefonico per treni che viaggiavano su un solo binario.

Qui ad Andria il dolore, il cordoglio, la rabbia per una tragedia che è inaccettabile e che era evitabile, è ancora vivo, e se possibile, ancora più forte. A questo si aggiungono gli innumerevoli disagi che i pendolari, che per motivi di lavoro e studio hanno dovuto riprendere quei treni già all’indomani del disastro, ormai giornalmente si trovano a vivere. Inutile dire che i pullman sostitutivi ( che ad oggi coprono solo la tratta Andria-Corato, Barletta-Andria, ma che, come hanno richiesto i pentastellati D’Ambrosio e Di Bari, dovrebbero raggiungere anche Ruvo da settembre ) non riescono a sostituire i treni. I viaggi si fanno più affollati, e aumentano i ritardi, i tempi di spostamento e anche i timori dei viaggiatori.

Mentre attendiamo risposte e soluzioni, Andria, a un mese dalla scomparsa delle ventitré vittime, si stringe nuovamente nel dolore.

Per il 16 è prevista una messa presieduta dal vescovo per tutte le vittime del disastro, mentre ieri sera è stata organizzata una fiaccolata, carica di momenti di commozione. Oltre mille persone hanno marciato silenziosamente per le vie delle città fino alla stazione di Andria, dove poi parenti e amici hanno letto messaggi e lettere in ricordo dei defunti.  Toccante la testimonianza di uno dei medici soccorritori , così come quelle di molti parenti che a gran voce hanno chiesto giustizia, e che non vengano dimenticati. In testa al gruppo campeggiava uno striscione degli Ultras della Fidelis “Forza mia amata città..rialzati“, che è il più grande augurio che possiamo farci, consapevoli che, ognuno per un motivo diverso, quel 12 luglio rimarrà per sempre nelle nostre vite.