Controfestival, l’intervista al Direttore Artistico



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Controfestival, manifestazione a Km 0 destinata alla scoperta delle nuove eccellenze artistiche del territorio, parte oggi alle ore 16.00. Di seguito, le dichiarazioni di Carlo Chicco, Direttore Artistico dell’evento

L’appuntamento di Controfestival è fissato per oggi, sabato 12, e domani, domenica 13 dicembre, dalle 16 fino alle 24, per 16 ore di musica “on stage” nella suggestiva location del Crescendo.

Al via oggi la XIV edizione del Controfestival, programma radiofonico live e storica maratona musicale alla scoperta delle nuove eccellenze artistiche del territorio. Teatro dello show sarà la suggestiva location del Crescendo, storico studio di audio-registrazione barese. Sedici ore di musica organizzate tra oggi e domani, le band che parteciperanno al Controfestival avranno la possibilità di esibirsi live e di potersi raccontare attraverso interviste dedicate. L’evento, a ingresso libero, sarà trasmesso in diretta su Controradio Bari, media partner dell’iniziativa.  Ai microfoni di ZonBari ha parlato Carlo Chicco, direttore artistico dell’evento e tra i Signori della musica rock in Italia. Direttore Artistico di Controradio dal 1996 e Speaker dal 1995, Chicco è oggi il responsabile per la Puglia per la Fondazione Italia Wave e relativo festival. Già collaboratore tra gli altri di MTV, Italia Wave e Pollino Music Festival, è stato più volte scelto per aprire i concerti dei grandi artisti, italiani e non, in Puglia, su tutti gli show di Caparezza, Chemical Brothers e Vasco Rossi.

Direttore Chicco, siamo giunti alla XIV edizione del Controfestival. Quali sono le novità di quest’anno?

“Come sempre le richieste da parte  delle band sono numerose e superano di gran lunga lo spazio a nostra disposizione. Dalle 48 ore del passato, purtroppo per diversi motivi abbiamo dovuto ridurre il tempo dello show, che quest’anno però si terrà nella Crescendo: storico studio di registrazione barese.  Tantissime le proposte nuove , noi cerchiamo di moniti rare le eccellenze ,usi cali sul territorio. Ci rivolgiamo al nuovo, lasciando spazio ad artisti già famosi che saranno nostri ospiti per parlare delle nuove uscite discografiche.  Tra i grandi ospiti ci sarà il jazzista Mirko Signorile, oltre ad atri gruppi già affermati come ‘Gli orecchiabili’ o i ‘Radicanto’”

Il festival si terrà all’interno di uno storico studio di registrazione, la ‘Crescendo’. Le piace l’idea di un palcoscenico diverso rispetto ai classici locali che ospitano manifestazioni di questo genere.  

“Sì mi sembra di tornare agli inizi, era il nostro spazio virtuale per suonare. Oggi i locali per fare musica ci sono, questo è vero, troppo spesso però sono poco organizzati e costringono le band a doversi esibire in situazioni precarie.  Altro problema che mi sento di riscontare è quello del genere di musica. Spesso i locali lasciano ampio spazio alle cover band e non, come dovrebbe essere, a chi produce musica propria: si preferisce l’intrattenimento più che l’evento. Il Controfestival serve a sottolineare le produzioni proprie, le cover band non esistono. La crescendo ricorda moltissimo gli studi della Berlino post industriale, a livello tecnico è tutto perfetto e sarà una bellissima esperienza anche per le band poter fare musica in un luogo così d’élite per la città. “

Binomio Bari-musica. Il capoluogo pugliese come si pone nei confronti del settore musicale?

“Bari – Musica? Abbiamo avuto un periodo luminoso per la musica dagli anni ’80 in poi, gli ultimi anni hanno però segnato un trend in ribasso delle produzioni. Il rapporto con le istituzioni non è di certo facile, malgrado se ne parli tanto spazi e aiuti mancano. No c’è la cultura di base. In altre zone d’Italia sono avanti, Toscana e Piemonte hanno investito tantissimo su strutture e artisti emergenti ricalcando il modello britannico. La musica è fonte di cultura e di introiti economici, noi non abbiamo ancora sviluppato la cultura del settore.  Time Zones è stato un esempio eclatante di questo: grandi artisti di fama internazionale costretti a suonare in mezzo ai tavolini dove c’era gente anche disinteresse, quasi infastidita dalla musica.  Manca un supporto essenziale perché la nostra eccellenza riesca ad uscire dall’anonimato, noi ci proviamo con la diretta streaming.”

Uno sguardo alla politica. Con la giunta Decaro la città ha avuto un nuovo assessore alla cultura, Silvio Maselli. È cambiato il rapporto tra operatori del settore e istituzioni?

“I buoni propositi iniziali c’erano, ora mi sento di poter dire però che l’orientamento è quello di prendere quanto di più facile è sul mercato o, ancora, sembra essere sparita la voglia di rischiare. Il capodanno ne è un esempio, D’Alessio riempirà la piazza ma non potrebbe essere altrimenti perché il livello culturale della città in termini di musica è questo. L’assessore è un mio amico, non critico la sua scelta, però si sarebbe potuto risparmiare alcune critiche alle nostre produzioni musicali.  Purtroppo oggi Silvio  Maselli è costretto a fare un lavoro che non gli competeva, è stato catapultato in un mondo che non ha ancora compreso fino in fondo. Buttare la croce ai singoli rimane comunque sempre sbagliato, la colpa in questo amCbiente non può mai essere dei singoli ma dell’ambiente circostanziate che troppo spesso ti condiziona.”

Quali si sentirebbe di definire gli ‘anni d’oro’ della musica pugliese?

“Il periodo a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 è stato  di grande fervore musicale in tutta Italia, Bari ha visto in quegli anni l’imporsi di alcuni gruppi storici. È frustrante alle volte notare che queste grosse produzioni hanno continuato il loro lavoro, alcuni in maniera ancora geniale ed innovativa, mentre le nuove leve sembrano assopite. I ragazzi di adesso che fanno? Seguo Arezzo Wave e altri festival nazionali, quello che sento mi lascia troppo spesso interdetto. Sia chiaro, le idee ci sono. Quello che riscontro è la mancanza di stimoli, la mancanza di aiuti dall’alto rende tutto molto più complesso. Oggi sono ancora l’unico a Bari che mette dischi rock, mi piacerebbe lasciare lo scettro a nuovi dj ma non vedo l’interesse da parte della ‘scena musicale’.”

Prima di salutarla. Se potesse scegliere, preferirebbe un festival con pochi artisti ma di qualità o un grande show in grado di lasciare a tutti la possibilità di suonare?

“Io sono più per la qualità. La quantità garantirebbe a tutti di suonare e farsi vedere, mi farebbe davvero piacere ma sono troppe le dinamiche che lo impediscono. L’obiettivo è far sentire ed ascoltare le produzioni più interessanti, sono tanti i gruppi ma alcuni si sono presentati con delle produzioni un po’ improvvisate. Al Controfestival proviamo a mettere in risalto le produzioni locali migliori.”

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