Caporalato, un “numero rosso” per denunciare gli sfruttamenti

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Ieri a Montecitorio veniva illustrata una risoluzione per contrastare il fenomeno del caporalato, mentre i deputati L’Abbate e Bernini (M5S) visitavano i ghetti del Foggiano assieme alla Flai-Cgil

Un “numero rosso” nazionale contro l’emergenza caporalato che faccia capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un numero al quale potranno rivolgersi tutti i cittadini, italiani e stranieri, che subiscono sfruttamenti, maltrattamenti, condizioni di vita disumane o altre vessazioni durante il lavoro, assicurando parallelamente una tutela specifica a chi denuncia tali situazioni.

È una delle proposte contenute nella risoluzione del Movimento 5 Stelle sul caporalato ed esposta ieri in Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, a integrazione delle misure prevista dal Governo.

caporalato, visita nei ghetti foggiani
Caporalato, visita nei ghetti foggiani

Oltre al potenziamento dei controlli e ad un’analisi degli strumenti già disponibili, tra le novità proposte – dichiarano i deputati Giuseppe L’Abbate e Massimiliano Bernini (M5S) – c’è la figura del ‘Garante del lavoro agricolo’ che, inquadrato nell’ambito dei centri per l’impiego provinciale o degli assessorati regionali del lavoro, possa fornire il servizio di intermediazione tra lavoratori e datori del lavoro. Oggi il M5S è impegnato a contrastare il caporalato sia al tavolo delle commissioni riunite Lavoro e Agricoltura insieme con il ministro Martina sia sul territorio, nei ghetti del Foggiano, assieme alla Flai-Cgil – continuano i parlamentari 5 Stelle – È questo lo spirito che ha dato vita alla nostra proposta parlamentare: toccare con mano la piaga del caporalato direttamente dove si annida e accogliere i pareri dei diversi esperti del settore, dalle sigle sindacali ai funzionari dell’Inail. Chiediamo al ministro Martina di accogliere le nostre proposte nel decreto citato oggi e che aveva annunciato già due mesi fa per le due settimane successive”.

“Abbiamo ascoltato direttamente dai lavoratori dei ghetti del Foggiano, immigrati provenienti per lo più dal Nord Africa e dalla Bulgaria, quali sono le loro condizioni di lavoro – concludono Bernini e L’Abbate (M5S) – Guadagnano circa 2,50 euro l’ora o lavorano a cottimo per circa 3 euro ogni tre quintali di prodotti raccolti. Su circa 25 euro per 13 ore di lavoro al giorno, ogni operaio agricolo guadagna al netto 15 euro. Il resto va al caporale. E se ti senti male e deve accompagnarti in ospedale, devi dargli altri 20 euro.

Tra i tanti punti della risoluzione del M5S, con cui impegnare il ministro Martina, si propone di incrementare i controlli su tutto il territorio attivando un coordinamento nazionale, di realizzare una comunicazione sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore del lavoro nonché, in accordo con le regioni, di promuovere in via sperimentale l’istituzione della figura del “garante del lavoro agricolo”, inquadrato nell’ambito dei centri per l’impiego provinciale o degli assessorati regionali del lavoro che fornisca il servizio d’intermediazione tra lavoratori e datori del lavoro inerenti al settore primario.