Bari-SPAL, il brodino di capodanno è servito. A gennaio ci vorrà qualcosa in più



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Due rigori inventati dall’arbitro La Penna sanciscono l’1-1 tra Bari e SPAL. I biancorossi girano a 29 punti; dal mercato si attendono risposte

Si chiude nella mestizia e nell’anonimato il tragi-comico 2016 del Bari, fermato nell’ultima gara dell’anno solare e del girone di andata sull’1-1 dalla SPAL al San Nicola. A decidere una partita bruttina i due rigori (uno per tempo) molto, ma molto, larghi concessi dall’arbitro La Penna: ad Antenucci risponde Maniero, entrambi infallibili dal dischetto.

Quel che ne vien fuori è la ricetta perfetta per servire agli infreddoliti tifosi, sprezzanti della tramontana che attanaglia Bari e il San Nicola, un buon brodino per scaldarsi le viscere contro il gelo di fine anno. Regali natalizi dal dischetto a parte, la partita tra biancorossi e ferraresi ha regalato la bellezza di zero emozioni e si è conclusa con un pari che ben rispecchia l’andamento soporifero dei 90′. Il Bari mette a registro il primo (e unico) tiro in porta al 75′ con Fedele (strepitoso il giovane Meret a dirgli di no), mentre la SPAL va vicina alla vittoria solo con il tentativo di Cerri nel finale, salvato da Micai di tacco, dando le spalle al centrocampo.

La SPAL era venuta al San Nicola innanzitutto per non prenderle, ed è riuscita a portare a casa un punticino prezioso che permette ai biancazzurri di confermarsi nelle zone altissime della classifica, aspettando il grosso delle partite tra oggi pomeriggio e stasera. Catenaccio e contropiede eseguiti come manuale del calcio pretende: il 3-5-2 di Semplici è ordinato e prolifico, e permette di sfruttare al meglio la velocità del folletto Lazzari sulla destra, contando sulla copertura di Del Grosso (sì proprio quello che l’anno scorso, tesserato per il Bari, si andò a schiantare contro un albero) dall’altra parte.

Il Bari, squadra ancora alla disperata ricerca di un’identità calcistica, paga la cronica anemia offensiva: Maniero, alle prese da un paio di mesi con il digiuno da goal (almeno su azione) e con un ginocchio che non dà tranquillità, spesso si ritrova ad agire sulla trequarti, facendo a sportellate con gli avversari e prendendo botte a destra e sinistra, e lasciando praticamente scoperta l’area di rigore. Brienza fa qual che può (suo l’unico tiro del primo tempo, al 6′, di poco fuori), provando anche a farsi carico dei compiti di un De Luca che in questo Bari sembra sempre più un pesce fuor d’acqua.

L’unica nota positiva è la conferma a buoni livelli del baby Scalera, che nel camaleontico 3-4-3 predisposto da Colantuono si prende con la sicurezza del veterano tutta la fascia di destra, lasciando il tecnico biancorosso un po’ più tranquillo in attesa del ritorno di Sabelli. Ancora, però, troppo poco: a centrocampo la palla di girare proprio non ne vuol sapere, d’altra parte né BashaFedele (per non parlare del desaparecido Romizi) hanno le qualità del regista puro (ieri ha provato ad alzarsi a centrocampo Capradossi, con pochi risultati). C’è poco da star sereni anche in difesa: se Tonucci regge la Maginòt del Bari con personalità e concretezza, Di Cesare nel ruolo di terzo difensore a sinistra proprio sembra non capirci nulla, anche a causa della mancata collaborazione prima di Doumbia e poi del misterioso Furlan (impietoso il duello con Lazzari).

Le somme, dunque, si tirano da sole: il Bari gira a quota 29, esattamente a chiusura della zona play-off (aspettando Cittadella-Entella di stasera). Un risultato ben misero, considerato il valore generale della squadra e la dilagante mediocrità del campionato di Serie B. Certo, la cura Colantuono ha dato qualche risultato (tre vittorie, cinque pareggi e una sconfitta da quando c’è stato l’avvicendamento con Stellone), portando al Bari la preziosa striscia dicembrina di risultati utili e dando alla squadra un pizzico di gioco in più. Forse se il tecnico romano avesse cominciato da agosto ora staremmo a parlare di ben altre cose.

Tuttavia i conti si fanno con la realtà, e non con i se. Il modulo con la difesa a 3 è una strada percorribile, ma sul mercato di gennaio ci vogliono investimenti seri, mirati e criteriati: ben venga Morleo se Sogliano lo vuol prendere, ma quel che serve come il pane è un centrocampista che sappia toccare la palla, un attaccante d’area che dia un po’ di respiro a Maniero, e un difensore veloce, capace di disimpegnarsi in uno schieramento a 3.

Adesso ci sono tre settimane piene di stop: il mantra è staccare la spina per un po’ per tornare carichi e concentrati alla ripresa. Colantuono sul campo e Sogliano sul mercato. Perché, seppur al di sotto delle aspettative, di questo girone d’andata non è proprio tutto da buttare.

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