Bari, la rivoluzione di gennaio è servita. Al campo l’ardua sentenza

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Concluso il mercato di gennaio, il Bari si ritrova con una squadra sulla carta stellare ma quasi completamente nuova. A Colantuono il compito di assemblare i singoli per farne un collettivo

Bari regina del mercato invernale: la società di via Torrebella è stata la più attiva nelle trattative di gennaio conclusesi ieri sera, movimentando (tra uscite ed entrate) la bellezza di 20 calciatori.

Nomi nuovi sono arrivati al posto di elementi che negli anni avevano progressivamente perduto lo smalto dei tempi d’oro e, contemporanemanete, l’affetto dei tifosi. Sulla carta, nelle mani del mister Colantuono è stato messo un vero e proprio carro armato caricato a pallettoni. Ma le rivoluzioni di gennaio, si sa, non sempre portano i risultati desiderati e legittimamente auspicabili leggendo i nomi; e le ultime campagne acquisti invernali del Bari sono, in questo senso, un monito che reclama attenzione.

Stavolta, però, le carte in tavola sembrano essere di uno spessore diverso: per mettere a disposizione del mister almeno due alternative per ruolo di livello assoluto (a maggior ragione in un campionato tendenzialmente povero di eccellenze tecniche come la B) il presidente Giancaspro non ha avuto problemi a metter considerevolmente mano al portafoglio, e il diesse Sogliano ha lavorato giorno e notte per recuperare il rapporto con la piazza che stava lentamente (ma inesorabilmente) scivolando nel baratro.

Quello che una volta si chiamava “mercato di riparazione”, da qualche stagione a questa parte in casa Bari ha preso la forma di un vero e proprio “mercato di rivoluzione”, e quest’anno a maggior ragione: gli arrivi di Floro Flores, Raicevic, Parigini, Salzano, Macek, Greco, Suagher, Morleo, Offredi e del gradito cavallo di ritorno Galano hanno riacceso gli animi dei tifosi, sopiti dalle prime due uscite non indimenticabili di questo 2017, che a partire da febbraio promette fuochi e fiamme. Arrivi col botto che hanno anestetizzato il rimpianto per le cessioni certamente non lungimiranti (ma utili a foraggiare investimenti di più immediato ritorno) di Scalera e Castrovilli, oltre alle partenze un po’ meno dolorose di Valiani, Doumbia, De Luca, Fedato e Di Cesare (gli ultimi tre ormai da tempo fuoriusciti dalle grazie degli esigenti palati biancorossi).

Nella scuderia biancorossa sono rimasti anche pezzi pregiati come Romizi e soprattutto Maniero, concedendo al tecnico una triplice scelta (con Floro Flores e l’arrivo last minute di Raicevic) in un attacco che così, a prima vista, sembrerebbe di gran lunga il più carrozzato della Serie B, arricchito dalla tecnica indiscutibile di Galano e Parigini e dalla classe sopraffina di Brienza, aspettando che Furlan inizi a diventare un oggetto un po’ meno misterioso.

Sensibilmente arricchito anche il reparto di centrocampo: l’arrivo di Greco dall’Hellas consegna finalmente al Bari il regista di centrocampo che si aspettava da almeno tre stagioni, in un trio sulla carta completo e competitivo con Fedele e Basha (ma occhio al giovane juventino Macek, arrivato con i crismi del nuovo Nedved) liberi di far legna e macinare chilometri in mezzo alla mischia nel 4-3-3 di partenza. Resta l’incognita difesa, dove gli innesti di Suagher e Morleo garantiscono due alternative di esperienza e qualità, ma comunque non sembra abbastanza per colmare il vuoto lasciato dal desaparecido Moras, senza contare che Tonucci (l’unico insostituibile) in questo momento non può permettersi nemmeno di prendere un raffreddore.

Ma, come sempre, sarà il campo ad avere l’ultima parola. Per ora, tocca a Colantuono il non semplice compito di rendere tanti innesti super una squadra competitiva per il ritorno in Serie A, obiettivo dal quale a questo punto non ci si può più nascondere. L’impresa è ardua, visto e considerato lo sforzo compiuto dal mister sul finire del 2016 per dare al Bari una forma accettabile di gioco e di atteggiamento in campo. Ora, con una lunga rincorsa da compiere e con una squadra sostanzialmente nuova in almeno 5/11 della formazione titolare, il margine d’errore si assottiglia sempre più.

Ma, nonostante tutte le perplessità e le lecite obiezioni che si possono muovere ad un mercato comunque super, la parola d’ordine rimane sempre la stessa: pazienza. All’esigente piazza biancorossa non resta che riporre la propria, incondizionata, fiducia nelle capacità di Colantuono (altro peso massimo per la categoria). Se si lascerà lavorare tecnico e squadra senza la solita pressione che accompagna l’urgente bisogno di risultati richiesti al Bari, c’è da scommettere che le probabilità di un giugno trionfale lievitino considerevolmente.

Il vero top player del Bari siede in panchina: è lui che farà parlare il campo prima dei critici, ed è a lui che bisogna affidarsi senza fretta e senza isterismi. D’altra parte, le lezioni del passato reclamano giusta considerazione e anche a Bari è arrivato il momento di farne tesoro.