Il Bari è questo, facciamocene una ragione

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La sconfitta di Carpi certifica la crisi di un Bari che sembra senza risposte. Colantuono e i suoi rischiano di perdere i playoff e la faccia

Se si tratta di uno scherzo, sappiate che non è divertente. Il sospetto, tuttavia, che questo Bari ai limiti del ridicolo sia vero si fa più grande di partita in partita. Il 2-0 patito a Carpi vale al Bari pallido e irritante degli ultimi due mesi la quinta sconfitta esterna consecutiva, che significa undicesimo posto in classifica e fuoriuscita dalla zona playoff.

Eppure il KO pasquale del Cabassi di Carpi non è sembrato il frutto di una delle peggiori uscite stagionali del Bari (ce ne sono state addirittura di più brutte!), ma lo sviluppo degli eventi nel corso della partita è lo specchio di un’ennesima stagione che si avvicina a grandi passi verso il fallimento. Nell’autorete da manuale di Tonucci c’è il sunto di una squadra incapace di reagire, di venir fuori da una crisi mentale ancorché tecnica. La stessa crisi che ha lasciato il Bari imbabolato davanti all’azione di Lasagna che ha dato origine alla rete del definitivo 2-0 emiliano di Mbakogu.

La cosa più grave è che né Colantuono né lo staff dirigenziale (Sogliano non è esente da critiche) siano riusciti finora a fornire spiegazioni soddisfacenti (le patetiche scuse sui campi sintetici non meritano nemmeno di essere commentate) sui black out che il Bari costantemene vive ogni qual volta esce dalla sua comfort zone, quel San Nicola su cui finora si è costruita una classifica che, altrimenti, avrebbe visto il Bari in piena zona retrocessione.

L’atteggiamento più sano che stampa e tifosi possano assumere, a questo punto, è prendere coscienza che il Bari è questo, e che nemmeno i lauti investimenti di gennaio sono riusciti a dare continuità e risposte ad una squadra non solo con pochissime idee di gioco, ma semplicemente senza anima. E dispiace che di mezzo ci sia andato un allenatore preparato per categorie superiori come Colantuono, ma evidentemente nemmeno lui, con le sue conoscenze e la sua esperienza, è riuscito ad invertire una situazione che è senza diagnosi e, di conseguenza, senza cura.

Accanirsi contro una squadra malata non ha senso; nemmeno la civile ma netta contestazione della settimana scorsa è riuscita a scuotere un ambiente assuefatto alla propria mediocrità insanabile. Non ci resta che prenderne atto e prepararci ad un finale di stagione in sordina; tutto quello che dovesse venire di buono sarebbe in più. Se anche il Bari dovesse superare un calendario che, a prima vista, sembrerebbe proibitivo (sabato in casa contro l’Hellas Verona è davvero l’ultima spiaggia), la logica non consente di sperare nulla di positivo per gli eventuali playoff, da sempre terreno di conquista della terza o della quarta classificata. La matematica non condanna, anzi. Gli spareggi promozione distano appena un punto e davanti non ci sembrano essere corazzate insuperabili.

Ma il primo, vero, nemico di questo Bari è se stesso, la sua apatia, la sua inconcludenza, la sua incapacità di essere squadra. A questo punto potremmo ritenerci contenti anche solo di salvare la faccia di qui a fine campionato. Cosa che, al momento, pare tutt’altro che scontata.