Adinolfi “Omofobia non è il tema dei miei libri”

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Cori di protesta all’arrivo a Bari di Adinolfi “La polemica? –  commenta l’onorevole Pd – è il sale della vita. Mi hanno chiesto di non parlare, è censura”.

Si è consumato ieri a Bari l’ennesimo pastrocchio all’italiana: un convegno discusso, e circondato da un alone di  mistero, che vedeva come ospite l’On. Mario Adinolfi e che ha attirato sull’Università di Bari l’occhio di tutto il Paese. Vera sconfitta dalla bagarre mediatica rimane la rappresentanza studentesca, passata in secondo piano nonostante teatro del balletto fosse la propria sacra dimora.  

Un venerdì di passione arrivato al culmine di una settimana caratterizzata da manifestazioni, proteste, discussioni, provocazioni e comunicati. Alle 17.30 Mario Adinolfi, direttore del quotidiano “La Croce” è arrivato in Piazza Cesare Battisti, area antistante l’ex Palazzo delle Poste ieri sede del congresso “La famiglia al centro dell’uomo”, promosso dall’associazione Levante. Seduti intorno al tavolo dei relatori per questo Black Friday universitario erano seduti Filippo Melchiorre, rappresentante della commissione cultura del Comune di Bari, Alfredo Mantovano, ex parlamentare PdL, Paolo Stefanì, docente di Diritto Ecclesiastico e Marcello Gemmato, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. Fuori dall’edificio erano invece appostati i rappresentanti dell’associazione studentesca Link, primi contestatori dell’evento. A dividere le due fazioni un paio di porte, due rampe di scale e un dispiegamento di forze armate composte da carabinieri, polizia e antisommossa.

Provocazioni appunto. Quelle di Luca Ieva, rappresentante degli studenti di Link che ai nostri microfoni ha ribadito la tesi della sua associazione definendo illegittimo l’incontro all’interno della sede universitaria. Dalla pagina Facebook sono stati proprio i referenti di Link negli scorsi giorni a rivolgere attacchi diretti al sistema universitario, reo di aver ospitato un convegno in contrasto con lo statuto: “L’Università riconosce e garantisce a tutti nell’ambito della comunità universitaria uguale dignità e pari opportunità e l’assenza di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta – cita lo statuto Uniba –  relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, all’origine etnica, alla diversa abilità, alla religione, alla lingua, alle opinioni politiche e alle condizioni personali e sociali. S’impegna a promuovere azioni dirette a rimuovere le cause di discriminazione, sia diretta che indiretta”. Non si è risparmiato nemmeno Filippo Melchiorre, nelle dichiarazioni rilasciate ha addirittura ringraziato gli studenti della risonanza mediatica che hanno garantito all’evento nel corso di tutta la settimana. Colonna sonora del pomeriggio le contestazioni dei facinorosi attivisti, intonati i cori “Liberi di essere, liberi di amare”, “Ver-go-gna, ver-go-gna!” oltre alle importanti accuse rivolte al Magnifico Rettore Antonio Uricchio, accusato tramite un cartellone di essere ‘sotto le lobbies’.

Poi lo start del convegno e i moti di contestazione si placano: tecnici gli interventi del professor Stefanì e dell’ex Pdl Alfredo Mantovano, più politici Gemmato e Melchiorre. Adinolfi arringa la platea con la discussione di quelli che sono i tratti più contestati del suo ultimo lavoro, ‘Voglio la mamma’. La storia tratta dai racconti personali di Elton Jhon e il concetto di verità, questi alcuni dei punti trattati durante la presentazione del libro; Poi la risposta chiara a chi lo ha tacciato di essere omofobo: “L’omofobia non può essere accostata al mio libro ed al mio pensiero – spiega il direttore de La Croce – semplicemente perché io l’omofobia non la tratto”.  E’ la famiglia tradizionale il tema riservato all’onorevole Pd, stepchild adoption invece per Alfredo Mantovano.

Clima ancora caldo nel finale, al momento del tanto atteso confronto. Erano state promesse quattro domande agli studenti, ne è stata concessa solo una con la richiesta che a farla fosse uno dei contestatori: impossibile, considerato il dispiegamento di forze armate presenti per non far avvicinare i ragazzi di Link, alcuni addirittura schedati.