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Stellone esonerato, ma paga colpe non (solo) sue

Ufficiale l’esonero di Stellone, giusto perché la società Bari non poteva esonerarsi da sola. Buona fortuna al successore; ne avrà bisogno

Si è appena consumata l’ennesima farsa degli ultimi anni in casa Bari. Con un comunicato apparso sul sito ufficiale, la società ha dato forma ad una notizia che era certa già da ieri: Stellone è stato sollevato dall’incarico di allenatore della prima squadra biancorossa.

Una farsa, dicevamo. Perché proprio di questo si tratta. Stellone è durato 13 giornate, in cui non ha di certo impressionato, ma non solo per colpa sua. Questo non vuol dire nella maniera più assoluta che l’ormai ex tecnico del Bari non abbia responsabilità, anzi. A cominciare da quella inutile altalena di portieri che a cavallo tra settembre e ottobre è costata al Bari almeno 4 punti. Per non parlare, poi, dell’ostinata ossessione per un 4-4-2 che ha smesso di dare i suoi frutti ormai da tempo. Un modulo costruito per far arrivare palloni giocabili nel mezzo a Maniero, senza però avere esterni in grado di saltare l’uomo e andare sul fondo.

Uno schema antiquato che ha costretto Valiani (l’unico centrocampista da almeno 5 goal che ha in rosa il Bari) a giocare a 4o metri dalla porta, trovandosi a fare entrambe le fasi alla veneranda età di 36 anni, con evidente incidenza negativa su un rendimento che non è neanche lontanamente paragonabile a quello della scorsa stagione di questi tempi.

Alla fine Stellone ha pagato per l’errore tecnico più accettabile commesso: puntare sulla freschezza e sulla voglia di fare del baby Doumbia, purtroppo per lui e per il suo Bari trasformatasi in leggerezza e inesperienza.

Ma siamo sicuri che il problema del Bari fosse esclusivamente tecnico e tattico? A guardare le prestazioni (ignobili) delle ultime tre trasferte verrebbe da pensare che in campo ci sarebbero potuti essere pure Robben e Neymar, ma non sarebbe cambiato nulla. Il problema del Bari è che da due anni scende in campo in ciabatte, senza voglia, senza agonismo, regalando intere ore di partita agli avversari per poi svegliarsi solo una volta che l’acqua ha raggiunto al gola. Un atteggiamento, ripetiamo, che da Mangia in poi si ripresenta come un mantra a ogni ciclo lunare.

Difficile pensare che tutti i quattro allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Bari in questi ultimi due anni non siano stati capaci di tenere il polso della squadra. Impossibile credere che Stellone e tutti i suoi colleghi prima di lui abbiano detto ai giocatori ci offrire uno “spettacolo” come quello visto nel primo tempo di Frosinone, Novara, Latina e compagnia cantante.

Spiegare quello che scatti nella testa di giocatori professionisti, di comprovata fama ed esperienza anche in categorie superiori è compito che sarebbe meglio lasciare (e lo facciamo volentieri) alle neuroscienze e alla psicologia sperimentale. La sindrome da rilassatezza collettiva di cui ha sofferto chiunque da due anni a questa parte abbia vestito il biancorosso non è ancora stata classificata tra le malattie croniche, quindi lasciamo agli esperti fare il loro lavoro.

A noi (stampa, tifosi e gente che ha a cuore il destino del Bari) spetta tirare le orecchie ad una società che, quando non latita, fa solo danni. E’ vero, il rapporto Stellone-Sogliano non sarà stato dei migliori, ma il direttore sportivo ogni volta che ha parlato pubblicamente non ha fatto mai a meno di sganciare qualche bomba all’idrogeno nei confronti del tecnico, operando uno scarica-barile che da uno presentatosi come uomo tutto d’un pezzo non ci saremmo aspettati, in tutta sincerità. Oltre ad aver messo nelle mani di Stellone una squadra obiettivamente incompleta (manca un regista che faccia gioco e un terzino sinistro mancino, tra gli altri) e parecchio in avanti con gli anni (in difesa sabato facevano qualcosa come 130 anni in quattro), Sogliano ha voltato le spalle a tecnico e squadra nel momento del bisogno, preferendo scendere dalla nave che affondava.

Giancaspro (dov’è finito?) ad inizio stagione predicava il basso profilo, un vago obiettivo play-off e un progetto pluriennale. Benissimo, allora l’esonero di Stellone come lo giustifica? La classifica del Bari tutto sommato, se non buona, non è da piangere: la squadra biancorossa ha fatto in 13 giornate entra ed esci dalla zona playoff, che comunque dista ancora appena due punti. All’ex tecnico non è stato dato tempo di lavorare almeno fino a Natale, per mettere a posto una macchina che poteva (e può ancora, sia chiaro) camminare ed andare lontano, con un po’ di pazienza e lungimiranza in più.

Due qualità che, purtroppo, da queste parti mancano, e non solo ahi noi, in società, ma anche ai tifosi, troppo esigenti, troppo pressanti (la maggior parte delle volte non a torto, beninteso) troppo propensi alla rivoluzione in panchina, di chiunque si tratti. Fortunatamente, sui social e in giro per la città, in molti si sono resi conto che Stellone negli ultimi due anni è stato l’unico ad aver almeno provato a dare un’idea alla squadra, ed è quello che è durato meno di tutti. Ha pagato lui perché era il capro espiatorio più immediato e perché cacciare tutti a novembre (anche chi ha preso la decisione di solleverlo dall’incarico) non era fattibile, ma certamente Stellone non figurava in cima alla lista dei responsabili di un altro campionato (fin qui) anonimo.

Ora vedremo cosa succederà al suo successore (Colantuono, come sembra sempre più probabile). Da parte nostra l’augurio di un destino migliore rispetto a chi l0 ha preceduto e un consiglio: se può, ci ripensi…


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About Riccardo Resta

Riccardo Resta
Laureato in scienze filosofiche presso l'Università degli Studi di Bari. Ho collaborato per quattro anni con il blog sportivo palogoal.it, per cui ho scritto più di mille articoli ed ho curato le rubriche sul calcio estero, sul tennis e sul Bari calcio. Capo redattore della testata bari.zon.it e collaboratore della testata di critica musicale distorsioni.net. Amo gli sport, la musica e tutto ciò che è brit.

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