Punta Perotti, lo Stato batte cassa. Chiesti 48 milioni al Comune

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Lo Stato sollecita il Comune a pagare la quota anticipata per risarcire i costruttori del complesso Punta Perotti, ma Palazzo di Città non ci sta: pronto il ricorso

Punta Perotti non smette di creare veleni e malumori, anche ad 11 anni di distanza dall’abbattimento dell’ecomostro barese. Lo scorso 8 febbraio, infatti, lo Stato ha inviato al Comune di Bari l’ennesimo sollecito a rientrare del debito contratto con Roma che, in ossequio alla sentenza della  Corte Europea dei diritti dell’uomo, aveva rimborsato gli ex costruttori del complesso Punta Perotti, le imprese Sud Fondi, Mabar e Iema.

Si tratta di una somma pari a 48 milioni e 80 mila Euro, sborsata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e che lo Stato adesso pretende indietro dal Comune di Bari il quale, però, non sembra affatto intenzionato a corrispondere.

La giunta, infatti, ha deliberato che “non è imputabile al Comune di Bari alcun episodio di violazione delle disposizioni della Convenzione europea”, in quanto la decisione di abbattere gli scheletri di Punta Perotti non è stata presa dall’allora amministrazione comunale (in mano all’epoca dei fatti all’attuale presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano), bensì dalla Magistratura.

Di qui la decisione della giunta comunale barse di presentare ricorso, affidandosi agli avvocati Giorgio Costantino, Sebastiano Matassa e Biancalaura Capruzzi, di concerto con l’avvocatura comunale.