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Quando la politica diventa pura volgarità. Anche Bari non si salva

Il post con cui Realtà Italia augra la morte (non solo politica) al sindaco Decaro è lo specchio di una politica trasformatasi in rissa di quart’ordine. E Bari non fa eccezione

C’era una volta la politica fatta di dibattiti, discussioni, ideologie. Da Togliatti a Moro, passando per De Gasperi e Berlinguer. Ma ormai è solo un sogno, e per fortuna ci sono rimasti gli abbecedari di scuola a dirci che una volta era tutto vero. Adesso non lo è più: la politica si è trasformata pian piano in una gazzarra, in un affronto senza contenuti, in un insulto a tutti i costi.

L’ultimo episodio di questa farsa becera ed ignorante ha visto protagonista la sezione barese del partito (una volta questa parola designava cose un po’ più alte) Realtà Italia, non nuovo in verità ad uscite simili. Commentando su Facebook la foto del sindaco Antonio Decaro intento ad osservare la voragine lasciata da uno degli ippocastani espiantati nei pressi della chiesa di San Marcello, per essere reinnestati in Villa Giustiniani, l’aggressivo staff di comunicazione di Realtà Italia scrive: “Decaro ti stai scavando la fossa da solo!!!! Una spintarella e si chiude la tua carriera”.

Un commento che, in realtà, non abbisognerebbe di esser approfondito per inquadrarlo per ciò che è: volgarità nuda e cruda. Il sindaco, che da parte sua già da qualche tempo viaggia sotto scorta affinché i clan mafiosi di Bari non passino dalle minacce ai fatti, ha controbattuto con eleganza e stile a quella che era una provocazione inopportuna: “Ma è vero che quando ti augurano la morte funziona come nei sogni e ti allungano la vita? Nel caso, ringrazio il movimento politico burlone per l’augurio di longevità” risponde Decaro sempre a mezzo Facebook.

Conclusa questa breve parentesi di ricostruzione dei fatti, ci sembra opportuno avanzare qualche considerazione che esula dal commento a questa querelle di quart’ordine, ma si concentra su alcuni aspetti che, almeno allo scrivente, risultano salienti.

Lungi da queste righe voler sperticarsi in lodi acritiche al primo cittadino, sembra però opportuno spostare la discussione politica su terreni più sensati. Decaro è tutt’altro che immune da critiche e i suoi errori (nemmeno lui è riuscito, per esempio, a debellare la piaga della prostituzione dal San Nicola) sono molteplici. La nuova via Sparano in pendenza e non a misura di disabile, una spinta aggressiva su turismo e apertura al mondo quando a Bari regna ancora la malavita e l’abusivismo (l’imminente festa di San Nicola sarà un altro banco di prova importante, ad un anno di distanza dalla “rivolta delle fornacelle”), la querelle con la Soprintendenza sull’espianto dei pini in Giardino Isabella d’Aragona e l’annosa questione AMTAB sono solo alcuni dei granchi, anche clamorosi, presi dall’attuale primo cittadino.

Eppure, per quanto mi sforzi, non riesco a concepre questi se non come errori in qualche modo “positivi”, con un’idea alle spalle. Mi spiego: pur sbagliando, Decaro sta provando con i suoi mezzi a dare a Bari un volto nuovo, una scossa che risvegli la città dalla mediocrità cui si era assuefatta. O, almeno, ci sta provando. La critica politica è giusta ed insita nel senso stesso dell’opposizione, che sta lì per quello e ci mancherebbe.

Quel che, però, sta inesorabilmente sfuggendo di mano alla politica nazionale, e anche a quella barese, è il senso della misura, il confine (una volta ben netto) tra critica, insulto volgare e vuota dietrologia. Tralasciando gli esempi macabri di prima, cui vorremmo evitare di dare più peso di quel che meritano, ci sono altre situazioni d’opposizione che potrebbero esser corrette con un minimo di autocritica costruttiva. Esempio: all’indomani dello scandalo prostituzione minorile sollevato dal servizio delle Iene, un paio di consiglieri d’opposizione si sono recati presso il piazzale del San Nicola per scoprire l’acqua calda, ovvero che la prostituzione era ancora ampiamente praticata e che nulla era cambiato.

Ma, almeno a memoria dello scrivente, la prostituzione si pratica in quell’area almeno da quando è stato edificato il nuovo stadio, attraversando trasversalmente amministrazioni comunali tanto di destra quanto di sinistra (sempre che, oggi, queste distinzioni siano ancora cariche di senso). E Dio solo sa quali abomini si consumino e si siano sempre consumati in quella zona dimenticata da tutta la politica locale da 25 anni a questa parte.

Il rimedio, purtroppo, non si trova schioccando le dita o agitando la bacchetta magica. E’ uno dei tanti problemi della città che avrebbe bisogno di una stretta collaborazione tra politica locale, Forze dell’Ordine e opinione pubblica. Usare un fenomeno tragico e squallido come quello ampiamente documentato dalle Iene per far propaganda politica di livello infimo è il primo passo per scavare la fossa (per riprendere metafore care a certuni) in cui adagiare la discussione politica, sempre più lontana dai problemi della gente e sempre più vicina ad una rissa da pub. Per fortuna il tempo per rimediare c’è, e anche l’intelligenza ai personaggi politici baresi non manca. E’ tempo, però, di recuperare toni adeguati e ideologie concrete, altrimenti sarà veramente troppo tardi.


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About Riccardo Resta

Riccardo Resta
Laureato in scienze filosofiche presso l'Università degli Studi di Bari. Ho collaborato per quattro anni con il blog sportivo palogoal.it, per cui ho scritto più di mille articoli ed ho curato le rubriche sul calcio estero, sul tennis e sul Bari calcio. Capo redattore della testata bari.zon.it e collaboratore della testata di critica musicale distorsioni.net. Amo gli sport, la musica e tutto ciò che è brit.

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