Home » Editoriale » Bari, la fine di un’inutile agonia
bari

Bari, la fine di un’inutile agonia

La sconfitta interna contro l’Ascoli spegne anche il piccolo lumicino della speranza playoff del Bari. Nel calderone della contestazione finiscono tutti 

Mai sconfitta è stata accolta con più sollievo. Già, perché lo 0-1 con cui il Bari si arrende senza nemmeno provare a lottare all’Ascoli sancisce la fine della farsa playoff con la cui speranza allenatore e società avevano cercato di drogare i giudizi su una stagione ai limiti del surreale.

Basta un goal (al 26′) di Bianchi per regalare all’Ascoli Picchio la meritata salvezza contro un Bari pressoché inesistente; gli uomini di mister Alfredo Aglietti hanno combattuto con le unghie e con i denti, sostenuti dall’incredibile contingente di sostenitori marchigiani (pieno il settore ospiti) accorso al San Nicola per spingere i bianconeri ad una salvezza che era ancora tutta da conquistare. Certo, il Bari ha dato una grossa mano agli ascolani: 0 è lo score impietoso dei tiri in porta, così come 0 è la somma delle idee di gioco messe in campo e la voglia almeno di salvare la faccia in una stagione che ha deluso anche le più ragionevoli aspettative.

Del potenziale gettato dalla finestra da questa squadra abbiamo già ampiamente discusso in passato, e tornarci sarebbe solo gettare altro sale su una ferita aperta. Restano, però, da avanzare alcune considerazioni sull’ultimo atto interno di questa ennesima stagione fallimentare. In primo luogo, la dura e netta contestazione della tifoseria (o, meglio, di quei pochi eroi che hanno preferito restare a bordo di una nave in avaria piuttosto che spalmarsi la crema solare e andarsi a godere l’estate anticipata sulle spiagge pugliesi), che non ha – e giustamente – fatto prigionieri. Sul banco degli imputati è finita questa squadretta svuotata anche del più misero senso della decenza (per non parlare dell’amore per la maglia che, evidentemente, non c’è mai stato), ma anche l’allenatore e il presidente Giancaspro.

Colantuono, dopo questa stagione da dimenticare, ha bruciato buona parte del suo nome e della sua credibilità: dalla sua ha il debole alibi degli infortuni (oggi si è trovato a giocare con Galano, di gran lunga il migliore di un Bari raccapricciante, nel ruolo di falso nueve), ma è assolutamente imperdonabile il fatto che non sia riuscito dopo il rovescio di Trapani a tirar fuori da questa squadra nemmeno una pallida reazione d’orgoglio, un moto di dignità che forse lo stesso non sarebbe bastato per i playoff, ma magari avrebbe potuto salvare il salvabile.

Infondo a questo Bari mai nessuno ha fatto una colpa di non esser riuscito a centrare quello che – stando alla mediocrità di un campionato che ha tenuto in vita una squadra morta fino ad una giornata dalla fine della stagione regolare – era ampiamente alla portata, ma il fatto di non averci nemmeno provato, di aver mollato gli ormeggi al primo ostacolo.

Idem dicasi del numero uno della società di via Torrebella: Giancaspro, alla prima stagione al comando del Bari, ha dimostrato di non avere fino in fondo il polso della situazione, affidandosi a un diesse come Sogliano che ha fatto danni incalcolabili (a cominciare dalla faida sotterranea con Stellone in tempi non sospetti, finendo con un lento ma inesorabile allontanamento da una squadra che affondava) e offrendo costante supporto alla farsa da guitti (“ci proviamo fino alla fine”) che hanno provato a somministrarci per sviare l’attenzione dai veri problemi della squadra.

Se c’è, però, un solo aspetto positivo di questa ultima uscita stagionale al San Nicola, allora non possiamo che sorridere agli esordi dei Primavera Coratella e Romanazzo che, unitamente alla ricomparsa di Yebli (almeno ha provato a impegnarsi oggi) e alle cose interessanti fatte intravvedere da Portoghese, lasciano sperare in un futuro giovane per il Bari del prossimo anno.

Ed è da qui, dall’entusiasmo di questi ragazzi nel vestire la maglia della città di Bari, che deve ripartire il Galletto l’anno prossimo: poche pressioni, zero proclami e testa bassa. Magari non si andrà lo stesso da nessuna parte, ma almeno si eviterà di gettare altri capitali dalla rupe Tarpea e creare false speranze in una tifoseria che pian piano sta prendendo coscienza del fatto che la dimensione del Bari è questa e, salvo miracoli, le cose non cambieranno. Chiunque ami questi colori è abituato a soffrire, e chi tiene le redini della baracca sa che non sarà certo la sofferenza a impedirci di procurarcene altra. Solo per amore di questi colori bistrattati.


GUARDA, ASCOLTA .... SCRIVI !!!
Leggi e Commenta le nostre rubriche e rimani aggiornato con un LIKE sulla nostra pagina FB

About Riccardo Resta

Riccardo Resta
Laureato in scienze filosofiche presso l'Università degli Studi di Bari. Ho collaborato per quattro anni con il blog sportivo palogoal.it, per cui ho scritto più di mille articoli ed ho curato le rubriche sul calcio estero, sul tennis e sul Bari calcio. Capo redattore della testata bari.zon.it e collaboratore della testata di critica musicale distorsioni.net. Amo gli sport, la musica e tutto ciò che è brit.

Check Also

Museo dello Sport barese, lunedì la conferenza stampa

La mostra “Museo dello sport barese”, che sarà presentata lunedì 29 maggio, sarà aperta tutti …